In equilibrio tra tecnologia e psicologia, la storia di Elisa
Technical Consultant, un anno in Mashfrog e due passioni, l’informatica e la psicologia. Elisa ci racconta il suo percorso professionale che l’ha portata a lavorare in Mashfrog in modalità full remote.
Giovane, determinata e con una doppia passione che unisce tecnologia e scienze umane, Elisa Mangano è Technical Consultant nella Practice Customer & Marketing di Mashfrog. È entrata in azienda a febbraio 2025 e lavora full remote da Messina, la città in cui è nata e cresciuta. Il suo è un percorso tutt’altro che lineare, fatto di scelte consapevoli, momenti di pausa e ripartenze, con il desiderio costante di unire competenze tecniche e sensibilità personale.
Elisa, come è stato questo tuo primo anno in azienda?
È stato un anno intenso e molto formativo. Ho lavorato su diversi progetti, occupandomi di sviluppo su Salesforce sia lato codice, quindi front-end e back-end, sia su attività legate alla configurazione della piattaforma.
Inizialmente sono stata inserita come supporto su un progetto per una grande utility dell’energia ed è stato un passaggio fondamentale per prendere confidenza con strumenti, processi e dinamiche di team. Con il tempo ho iniziato ad assumere un ruolo più operativo. Nel progetto Infor, il mio primo incarico di lunga durata, mi sono sentita davvero parte integrante del gruppo. Ho seguito le diverse fasi fino al go-live e mi sono confrontata con attività via via più complesse. Questo mi ha permesso di crescere molto, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche nel modo di lavorare con gli altri e di affrontare le sfide.
Come è nata la tua passione per l’informatica?
Ho frequentato un Istituto Tecnico Industriale con indirizzo informatico, una scelta che ho voluto fortemente nonostante lo scetticismo dei miei genitori. Era un ambiente prevalentemente maschile, ma non l’ho mai vissuto come un limite. Anzi, mi ha aiutata a crescere e a rafforzare la mia passione per la programmazione.
Gli anni delle superiori sono stati molto intensi e stimolanti. L’istituto Verona Trento mi ha dato l’opportunità di partecipare a competizioni nazionali e internazionali e di lavorare spesso in team su progetti concreti. In particolare, a livello nazionale ho preso parte a due edizioni della Nao Challenge: la prima legata all’applicazione della robotica ai temi dell’inclusione e della diversità, mentre la seconda relativa al legame tra arte e robotica. In Italia ho inoltre partecipato ai Campionati di Robotica, alle Olimpiadi di Informatica a squadre. A livello internazionale invece ho partecipato ad AstroPi, la mia prima esperienza in assoluto di programmazione incentrata su un computer Raspberry posizionato in una stazione spaziale, e a Zero Robotics, una sfida matematica ed informatica molto complessa sulle traiettorie dei satelliti nello spazio. È stato proprio in quel periodo che ho capito quanto mi piacesse programmare e trasformare un’idea in qualcosa di funzionante, tangibile.
Dopo il diploma hai scelto di iscriverti a Psicologia. Cosa ti ha portato a questa decisione?
Dopo il diploma ho sentito il bisogno di fermarmi e riflettere. Mi ero dedicata con entusiasmo all’informatica, ma dentro di me c’era anche il desiderio di esplorare un’altra dimensione, più legata alla comprensione delle persone. Così mi sono iscritta a Psicologia e per un periodo ho messo da parte la programmazione.
È stata una fase importante perché mi ha aiutata a capire che non volevo abbandonare il mondo tech, ma trovare un equilibrio tra le due passioni. Ho seguito un corso professionalizzante su Salesforce che prevedeva l’inserimento in azienda e da lì è iniziato il mio percorso lavorativo. Oggi continuo a studiare Psicologia e sento che le due discipline si completano. L’informatica è pratica, concreta, orientata alla soluzione; la psicologia mi aiuta a leggere meglio le dinamiche relazionali e a comprendere ciò che sta dietro ai comportamenti.
Come riesci a conciliare lavoro e università?
È una sfida, ma anche una grande opportunità. Lavorare in full remote mi permette di organizzare meglio il tempo e di trovare un equilibrio tra studio e lavoro. Da questo punto di vista in Mashfrog mi sento supportata e questo fa davvero la differenza. C’è attenzione verso le esigenze personali e un clima collaborativo che rende tutto più sostenibile. Ovviamente servono organizzazione e costanza, ma sapere di poter contare su un ambiente sereno aiuta ad affrontare le giornate con maggiore tranquillità.
Lavorare in full remote ti piace?
Lavoro da remoto fin dall’inizio della mia attività lavorativa, quindi per me è la normalità. Da un lato è stata una grande opportunità, perché mi ha permesso di entrare subito nel mondo del lavoro, anche vivendo in una realtà dove forse le opportunità in ambito Salesforce sono meno numerose rispetto ad altre regioni. Il principale vantaggio è l’equilibrio. Posso vivere nella mia città, vicino alla mia famiglia e ai miei affetti, e allo stesso tempo lavorare su progetti internazionali di grande valore. Per me, che sto ancora studiando, questa flessibilità è fondamentale.
Dall’altro lato, però, a volte sento la mancanza del contatto diretto con i colleghi. Non ho mai vissuto pienamente l’esperienza dell’ufficio e mi piacerebbe, prima o poi, sperimentarla. Proprio per questo sto organizzando un viaggio a Milano per conoscere di persona le persone con cui collaboro ogni giorno. Credo che vedersi dal vivo possa rafforzare ancora di più i rapporti.
Quanto sei legata alla tua terra? Ti vedi altrove in futuro?
Sono nata e cresciuta a Messina e oggi mi sento molto legata alla mia città. In passato ho avuto il desiderio di andare via, forse perché sentivo il bisogno di costruire i miei spazi. Con il tempo ho imparato ad apprezzare di più ciò che ho qui, il territorio, le persone a me care e la possibilità di vivere a contatto con il mare e la natura.
Non escludo di fare esperienze in altre città o regioni – mi piace viaggiare, esplorare, conoscere nuove realtà – ma il mio sogno sarebbe quello di poter tornare sempre qui, a casa. Avere la possibilità di scegliere, questo sì, è fondamentale.
Cosa fai nel tempo libero?
Nel tempo libero cerco soprattutto il contatto con la natura. Amo camminare e mi sto avvicinando sempre di più al trekking, con l’idea di affrontare in futuro percorsi più lunghi. Da circa un anno ho iniziato anche a correre. Non lo vivo in modo competitivo, ma come un momento personale per staccare, liberare la mente e ritrovare concentrazione. E poi ci sono i viaggi, che sono un’occasione continua di scoperta e crescita, un modo per aprirmi a nuove culture e punti di vista.
Guardando avanti, come ti vedi tra dieci anni?
È una domanda che mi mette sempre un po’ in difficoltà, perché sono una persona che cambia, che si evolve. Oggi mi vedo ancora in ambito informatico, magari con competenze più approfondite e con una maggiore consapevolezza del mio ruolo.
Allo stesso tempo, mi piacerebbe trovare un modo per integrare l’informatica e la psicologia. Non mi immagino in un percorso tradizionale da psicologa, ma in qualcosa di più creativo, dove tecnologia e comprensione dei comportamenti possano dialogare. Forse in ambiti come l’intelligenza artificiale, o comunque in contesti in cui la componente tecnica dialoga con quella umana. È un percorso ancora aperto, ma mi piace pensarlo come una costruzione graduale, fatta di esperienze, studio e nuove sfide.