Pallanuoto, BBQ e Business Intelligence. Le “sfide” di Stefano
Passione e disciplina, vissute nello sport, ai fornelli come al lavoro. Stefano Salonia racconta il suo percorso professionale e umano, tra AI, grigliate e una curiosità innata che lo accompagna da sempre
Ama le sfide e il gioco di squadra. Ha girato l’Italia per studio e lavoro, senza mai abbandonare una passione ereditata da papà Saro sin da quando era bambino. Stefano, siracusano di nascita e romano di adozione, è Head of AI Data Platform in Mashfrog Solutions. Il suo percorso nella Business Intelligence è iniziato all’università, quando era ancora un tema pionieristico, e oggi si cimenta con la rivoluzione dell’AI. Perché - dice - “mi piacciono le sfide, fuori e dentro il lavoro” e “non mi basta sapere che una cosa si fa in un certo modo, voglio capirne il perché”.
Sei arrivato in Mashfrog con una seniority già consolidata. Qual è stato il tuo percorso?
A 18 anni ho scelto di lasciare la mia città, Siracusa, e trasferirmi a Pisa per studiare Informatica, cercando un’esperienza fuori casa ma in una realtà “a misura d’uomo”. Durante l’università mi sono avvicinato ai temi della Business Intelligence - allora ancora pionieristici, erano gli inizi del 2000 - scegliendo l’indirizzo “informatica per l’economia e per l’azienda” e affiancando alla specialistica anche un master dedicato. Essendo curioso, amando le sfide e cercando di capire come andava il mercato del lavoro, prima ancora della tesi ho scoperto il mondo SAP e ho iniziato un corso di specializzazione a Roma su SAP BW, sponsorizzato da un’azienda dove poi ho svolto la tesi e che alla fine mi ha assunto - grazie alla preparazione accademica ero risultato il primo del corso. Dopo circa sei anni sono passato in Reply con una nuova sfida: costruire da zero l’area Business Intelligence su SAP. Quando l’ho lasciata era una Business Unit strutturata con oltre 40 persone.
Quindi, di sfida in sfida, sei arrivato in Mashfrog?
Cercavo qualcosa di nuovo da costruire. Ed è lì che è arrivata Mashfrog. Mi ha colpito il fatto di trovare un ambiente dinamico, in evoluzione, con la voglia di crescere e sperimentare. È una dimensione che sento molto mia: mi piacciono le sfide, fuori e dentro il lavoro. Quando vedo un progetto nuovo tendo sempre a buttarmici a testa bassa.
Oggi sei Head of AI Data Platform in Mashfrog Solutions. È una conferma della tua attitudine alla novità?
Sì, anche se non ho abbandonato SAP e la BI, anzi. Negli ultimi anni ho approfondito molto il tema dell’intelligenza artificiale, soprattutto per capire come possa migliorare concretamente il modo di lavorare, a patto di imparare a usarla bene e con consapevolezza. Per me è un po’ come guidare una Ferrari: se non sai come farlo, rischi di andare a sbattere; se invece impari a gestirla, puoi davvero fare la differenza. E in Mashfrog collaboro anche con il team AI guidato da Andrea Montemaggio, seguendo alcuni progetti come PM. Entro in punta di piedi, per imparare e fare squadra, che considero due aspetti essenziali nel lavoro: creare relazioni, confronto e coesione tra le persone è ciò che permette di affrontare meglio anche le imprese più complesse e i momenti più difficili.
Gusto per la sfida e “fare squadra”. Concetti dello sport. È uno dei tuoi mondi?
Ho giocato a pallanuoto a livello agonistico e gioco ancora: centroboa, che è un po’ quello che “prende più mazzate”. Avendo iniziato a 10 anni ho cominciato a imparare presto cosa significhi resistere, sacrificarsi e lavorare per la squadra.
La pallanuoto è la tua passione fuori dal lavoro?
Di passioni ne ho tante - sono un tipo curioso. E poi ho una famiglia con cui amo molto stare: mia moglie Nunzia, e i miei figli Ivano di 4 anni e Siria di 9 mesi. La pallanuoto è una “malattia” che ho ereditato da mio padre Saro: portiere dell’Ortigia di Siracusa, che ha contribuito a portare dalla Serie B alla Serie A. Ho seguito il suo esempio e la sua passione e ho vissuto esperienze incredibili: finali, due secondi posti in Italia, i raduni con la nazionale e anche qualche presenza in Serie A. Poi ho scelto di dare priorità agli studi e al futuro professionale, ma senza mai abbandonare la pallanuoto. Ovunque andassi - Pisa, Livorno, Viareggio o Roma - la prima cosa che facevo era cercare una squadra. E oggi continuo a giocare nei campionati master. Ogni anno dico “basta”, ma poi “ci ricasco”.
E la tua curiosità che altre passioni ti ha fatto scoprire?
Mi ha sempre accompagnato in tutto quello che faccio, fuori e dentro il lavoro, e anche nelle passioni personali ho un approccio molto “analitico”: non mi basta sapere che una cosa si fa in un certo modo, voglio capirne il perché. La cucina, per esempio, è sempre stata presente nella mia vita. Già da ragazzino aiutavo in casa e mi divertivo a sperimentare dolci e ricette. Poi, vivendo da solo a Pisa e successivamente a Roma, questa passione è cresciuta sempre di più.
Mi sono appassionato al barbecue, alle tecniche di cottura a bassa temperatura e durante il Covid ho iniziato a studiare seriamente il mondo della pizza. L’inizio è stato segnato da impasti immangiabili, ma proprio lì è scattata la voglia capire gli errori, migliorare, studiare…. E ora mia moglie dice non ha più senso andare in pizzeria.
Poi c’è la passione per il gin, anche quella nata per curiosità: da un gin siciliano assaggiato quasi per caso è nata una vera ricerca fatta di studio, degustazioni e scoperta di prodotti artigianali da tutto il mondo.
Passione e disciplina. Sono due estremi che possono convivere assieme?
Devono stare assieme, perché da sole non portano a nulla. È un equilibrio che ho imparato sin da piccolo, da mio padre Saro che è sempre stato la mia figura di riferimento a livello professionale, sportivo e familiare. Se devo fare una cosa, devo capire il motivo e mi devo applicare. Credo che lavoro e passioni vadano affrontate sempre con grande serietà e metodo. Anche perché le passioni non “riempiono” semplicemente il tempo libero, “completano” la vita.