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31 Marzo 2026

UX/UI Design e AI: progettare la “semplessità” digitale

Governare la complessità con eleganza. Come l’AI integrata nei tool di design potenzia la catena di creazione del valore: prodotti più usabili e accessibili, progettati da architetti - umani e non - di relazioni.

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Chi lavora nel campo dello UX/UI design affronta quotidianamente una sfida multidisciplinare: dalla ricerca qualitativa all’interpretazione dei dati, dalla definizione dei flussi d'esperienza fino alla cura dell'interfaccia, dell'usabilità e dell'accessibilità.
 
In questo scenario, gli strumenti di lavoro si sono evoluti radicalmente. Figma, ormai standard di riferimento, ha trasformato il flusso operativo da una costellazione di software frammentati a un unico ambiente integrato. Oggi, in un solo spazio, è possibile condurre analisi, mappare customer journey, costruire design system e produrre prototipi interattivi, rendendo la dispersione tra tool diversi un nostalgico ricordo. In questo ecosistema è entrata recentemente l’intelligenza artificiale, inizialmente tramite plug-in e oggi con funzionalità native basate sul prompting.

Una nuova sinergia operativa

Soluzioni come Figma Make, pensate per estendere il perimetro d'azione del designer integrandosi con Figma e Figma Sites, permettono di convertire le visioni creative in veri applicativi, accorciando la distanza tra l'ideazione e l'implementazione tecnica. Non si tratta di prescindere dalle competenze di sviluppo o dal confronto con i programmatori, quanto di comprendere come collaborare con quello che è a tutti gli effetti un nuovo "collega". Questa entità digitale agisce come supporto cognitivo e operativo capace di incidere sull’intero ciclo creativo, andando ben oltre il semplice aumento della velocità di esecuzione.

L’unione tra software di settore e Agent AI quali ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot — o piattaforme emergenti come Google Stitch — rappresenta un’alleanza imprescindibile per affrontare la sfida quotidiana più grande: declinare nella progettazione di prodotti e servizi fisici e digitali la “semplessità” di Alain Berthoz, ovvero la capacità innata degli esseri viventi di gestire la complessità adottando strategie operative eleganti, semplici senza essere banali.  

L'impatto sul lavoro quotidiano

Lavorare fianco a fianco con un collaboratore artificiale — preparato, veloce e pronto a elaborare stimoli — cambia le sorti di un’idea, proprio come succede con un collega umano fidato. Ma come avviene questo nella pratica? Gli strumenti integrati con l'AI potenziano la ricerca utente, automatizzano i compiti ripetitivi di analisi dati, strutturano ipotesi di workflow accurati e riducono il rumore informativo, accelerando il passaggio dall’evidenza alla decisione strategica.

Nella fase visuale, l’AI abilita la generazione di interfacce a partire da istruzioni testuali, riferimenti o vincoli funzionali. Questo approccio, definito prompt-to-UI, riduce sensibilmente l’inerzia iniziale e conferisce una spinta decisiva all’esplorazione, liberando tempo prezioso per la valutazione critica delle soluzioni proposte. Più recentemente, l’apertura dei tool di design verso gli Agent AI ha permesso di addestrare sistemi che, tramite set di "skill" (istruzioni concatenate), possono intervenire direttamente sui file, rendendo il processo di rifinitura ancora più fluido.

Più design per tutti! 

Come in ogni collaborazione efficace, anche nel rapporto con l’intelligenza artificiale la qualità del risultato dipende dalla qualità della comunicazione. Utilizzare questi modelli avanzati significa, prima di tutto, saper formulare richieste efficaci: definire obiettivi, contesto, vincoli e risultati attesi. In altre parole, significa disegnare un'interazione.
 
Per questo motivo, le competenze UX diventano centrali anche nel dialogo con i sistemi generativi: chi sa costruire esperienze d’uso sa anche orientare meglio le risposte dell’AI. Ma è vero anche il contrario, ossia chela diffusione di questi strumenti sta democratizzando la cultura della progettazione dell’interazione. Sempre più persone si confrontano con una domanda tipicamente UX: quali azioni o istruzioni devo formulare per ottenere ciò che desidero? Un processo già avviato da piattaforme come Canva, che hanno reso endemiche pratiche un tempo riservate ai professionisti. 
 
Questa trasformazione si riflette anche nel modo in cui vengono progettati i prodotti digitali. Per anni la UX/UI si è basata soprattutto su una logica di esposizione dell’informazione: menu, pagine, categorie, sezioni e percorsi di navigazione pensati per essere esplorati dall’utente. Oggi, invece, le persone sono sempre più abituate a esprimere richieste o intenzioni, aspettandosi che il sistema recuperi, organizzi e generi la risposta più pertinente. 
 
Di conseguenza, il focus diventa soprattutto rendere comprensibile ciò che è possibile chiedere, in che modo farlo, quali sono le capacità e i limiti del sistema e come gestire eventuali errori o incomprensioni. 

Interazioni senza esclusioni 

Questo approccio trova un’applicazione vitale nell’accessibilità. Progettare accessibile oggi significa interrogarsi con crescente precisione su come un sistema possa essere interrogato, ascoltato o controllato dal maggior numero di persone possibile, in condizioni d’uso eterogenee. Significa ideare sistemi che sappiano funzionare per una pluralità di corpi, sensi, capacità cognitive e motorie, dispositivi e situazioni ambientali. L’AI, per sua natura, contribuisce a creare prodotti che sanno interpretare input non standard, gestire esitazioni o richieste incomplete, offrire risposte chiare e progressive, consentire correzioni, prevedere percorsi alternativi e non dipendere da un’unica modalità di interazione. In altre parole, a rendere i prodotti non solo più accessibili in senso normativo, ma più flessibili e inclusivi nella loro esperienza d’uso quotidiana. 

Design to code 

L’integrazione dell’AI negli strumenti di progettazione (Figma Dev Mode a Figma Make, Figma Sites e plugin dedicati) sta rendendo sempre più concreto il paradigma del design-to-code, riducendo la distanza tra progettazione e sviluppo. I designer possono ora produrre output semanticamente coerenti e vicini all'implementazione finale, fino alla generazione di markup e documentazione tecnica.
 
I progetti che lasciano le scrivanie dei team di User/Customer experience sono ormai un output ibrido dalla forma semi-eseguibile. Specifiche più chiare, naming coerenti e logiche meglio formalizzate rendono l’handoff verso lo sviluppo più fluido, riducendo le ambiguità e migliorando la collaborazione tra designer e developer, con benefici concreti anche per clienti e utenti finali. 

Da UX/UI Designer a... 

Con l’ingresso integrato dell’AI nei tool di design, lo UX/UI designer si trova oggi a governare più facilmente la qualità complessiva dell’esperienza, operando su un doppio livello: da un lato progetta esperienze per persone, dall’altro dialoga con sistemi intelligenti che entrano nel processo progettuale e nel prodotto stesso. Così il suo ruolo evolve verso una figura strategica e sistemica, più vicina al funzionamento reale dei prodotti e più capace di progettare ecosistemi orientati alla relazione tra persone, tecnologie e contesti d’uso.