Sara, crescere con Salesforce “vista lago”
Amore per la natura e attitudine al cambiamento. Il viaggio professionale e umano di Sara Colucci dalla Puglia a Lecco, passando per Pavia, Milano e una laurea “imprevista” a Roma.
Dall’entroterra salentino a “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”. Dall’economia all’informatica. Quella di Sara Colucci, Salesforce Business Analyst e Project Manager della practice Customer Digital Solutions, è una vita all’insegna del cambiamento, personale e professionale, ma caratterizzata da alcuni must irrinunciabili: natura, vita all’aria aperta e postazione di lavoro con il doppio schermo “perché senza mi sento persa”.
Ha nel sangue la pizzica, ma vive tra i laghee sotto la Grigna e il Resegone. E nel viaggio che l’ha portata a percorrere quasi tutto lo stivale c’è anche un po’ la metafora della sua vita professionale: crescita, scoperte e il gusto del conservare i rapporti che sono nati nel tempo e porta sempre con sé.
Raccontaci in breve chi sei e da dove arrivi?
Vengo da Mesagne, in provincia di Brindisi, dove ho vissuto tutta l’infanzia e l’adolescenza. Poi finito il liceo nel 2013 sono partita: trasferita a Pavia per l’università. Dal Salento alla pianura padana è stato un bel salto. Avevo iniziato Economia, in un percorso legato ad amministrazione, controllo e finanza, ma dopo circa un anno e mezzo mi sono resa conto che non era la strada giusta per me. Ho sospeso gli studi e mi sono chiesta: “E adesso cosa faccio della mia vita?”. La risposta è arrivata con un corso IFTS finanziato dall’Unione Europea sulle tecniche di sviluppo mobile: 600 ore di teoria e 400 di stage. Lì ho scoperto un mondo completamente nuovo, tra Java, PHP, SQL e sistemi che fino a quel momento conoscevo appena. Durante lo stage e nella mia prima esperienza in Reply ho lavorato come Talend Developer poi, attraverso i flussi tra sistemi ho incontrato Salesforce: prima quasi di sfuggita, poi sempre di più, fino a lavorarci in ambito AMS. Ed è iniziata così una delle mie “relazioni” più durature.
Come è stato il tuo arrivo in Mashfrog?
Sono in Mashfrog da circa cinque anni e, per me, è stata una svolta di vita, privata e professionale. Il team, i progetti ma anche cose molto semplici e non scontate come lo smartworking. Il mio modo di lavorare è cambiato e la possibilità di organizzarmi con maggiore libertà mi ha restituito spazio: per lo sport, per studiare, …. Professionalmente sono cresciuta passo dopo passo. Sono entrata come Talend Developer e Admin Salesforce e oggi, in base alle esigenze e tipologie di progetto, posso lavorare come Business Analyst o come Project Manager.
Come descriveresti questi 5 anni?
Ho avuto esperienze molto diverse: Enel, Enpam,Human e più di recente Prysmian, che è stato un vero banco di prova per complessità, dimensioni e collaborazione con colleghi nuovi. Ho scoperto mondi lontani dalla mia quotidianità, dai cavi sottomarini alla fibra ottica, e imparato a confrontarmi con persone e business molto diversi. E inoltre - una delle cose che considero più importanti - sono i rapporti nati nel tempo: con alcuni colleghi sono diventati qualcosa che va oltre il semplice lavoro, e spero continuino ancora a lungo.
Vivi a Lecco e lavori a Milano. Non è scomodo?
Una delle comodità dello smartworking è poter gestire al meglio il tempo e comunque il viaggio Milano-Lecco non è più lungo di certi spostamenti da un punto all’altro della città. Quando nel 2025 ho lasciato Milano e mi sono trasferita a Lecco ho semplicemente assecondato il mio bisogno di una quotidianità diversa. Per me e la mia compagna Valentina è stata una scelta di vita: vedere il cielo, le montagne, l’acqua e il verde cambia completamente la giornata. Sono un’ex scout, quindi stare all’aria aperta mi è sempre venuto naturale. A Milano avevo cercato un appartamento che almeno avesse una vista sugli alberi. Ora andare in riva al lago di prima mattina e poi mettersi al lavoro è bellissimo, anche quando il tempo non è dei migliori. Perché in Puglia diciamo “Salento, lu sule, lu mare, lu jento” ma anche a Lecco di vento la mattina ce n’è un bel po’.
Lavoro digitale e amore per la natura come convivono?
Quando posso faccio passeggiate, trekking, bici; ho provato arrampicata, tennis, nuoto e mi piace cambiare, perché ogni sport mi lascia qualcosa di diverso. Nell’arrampicata, per esempio, mi affascina il fatto che devi essere completamente presente: la concentrazione non è negoziabile. Mi piace anche viaggiare e cercare cose un po’ particolari: un on the road in Vietnam, i grandi parchi negli Stati Uniti, la Slovenia e perfino il raduno degli spazzacamini in Val Vigezzo. E ho trovato anche il modo di unire lavoro e aria aperta: ho uno schermo portatile e, quando il tempo lo permette, vado al lago con tavolino, mouse e tastiera. Ho una vera workstation open air. Senza doppio schermo mi sento persa, quindi adesso abbiamo risolto anche questo.
Come approcci i continui cambiamenti del mondo digitale?
Credo di avere un rapporto naturale con il cambiamento. Nella mia vita è successo spesso: quando sono partita dalla Puglia per trasferirmi a Pavia, quando ho lasciato Economia per avvicinarmi alla tecnologia, e di nuovo quando, dopo anni, ho deciso di riprendere l’università. E a ottobre mi laureo a La Sapienza di Roma. Adesso sto investendo sull’inglese per parlarlo ogni giorno e mettermi nella condizione di doverlo usare davvero. Nel lavoro mi piace la stessa cosa: scoprire mondi che non conosco, confrontarmi con persone nuove e imparare anche dai progetti più complessi. Alcune esperienze insegnano soprattutto la pazienza, altre la necessità di imparare ad ascoltare, altre ancora quanto sia importante restare concentrati, a volte in silenzio e trovare insieme una soluzione. Alla fine, quel che cerco di portarmi sempre dietro è questo: imparare sempre da ciò che accade e andare avanti, con un più consapevolezza e con qualcosa di nuovo da scoprire all’orizzonte.